Un elogio all’Europa e alla sua Unione
Aver trovato sui banchi dei supermercati francesi i pesciolini fritti di Medusa con la confezione in francese, all’economista, suggerisce una riflessione. Alle teste di cacio sovraniste, nulla.
Che un’azienda di medie dimensioni specializzata in prodotti delicati quali pesci e molluschi cucinati e refrigerati possa giocare la sua parte in mercati come la Francia e altre nazioni è frutto non solo del libero commercio, ma anche del lavoro così biasimato della burocrazia dell’Unione.
Quella burocrazia che fissa la dimensione delle vongole, i criteri della “freschezza”, l’ingredientisica ammissibile ecc… e che le teste di cacio irridono, convinte di saperne di più degli esperti che elaborano quelle norme.
Ma è banale ricordare che, senza il presupposto di standard validi per tutti, non vi può essere una concorrenza leale tra produttori di così tante nazioni e così diverse tra loro.
Gli USA quella burocrazia (FDA) ce l’hanno dal 1906, grazie a Theodore Roosvelt e noi la stiamo semplicemente costruendo (troppo lentamente).
Se le piccole e medie aziende italiane hanno qualche possibilità di crescita, impastoiate come sono in un’economia ferma da un ventennio, lo devono al grande progetto europeo e alla sua costruzione tecno-burocratica.
Questo, a condizione ovviamente di mantenere standard qualitativi, innovativi e creativi in grado di competere e di conquistare l’immenso pubblico dell’Unione, che va governato con regole chiare e valide per tutti.
Daniele Tirelli ( dalla Francia)
L’UE ha grandi vantaggi che spesso diamo per scontati,



